mercoledì 29 ottobre 2014

IL CASTELLO DI OSSANA IERI E OGGI





Ecco uno degli articoli che si trova all’interno di Frammenti di una valle, relativo ad un momento svoltosi al castello di San Michele ad Ossana. Quest’estate lo stesso castello è stato riaperto al pubblico e in occasione della rassegna dei presepi (il libro contiene un articolo anche su quella) ospiterà uno speciale presepe sulla Grande Guerra. Per avere Frammenti basta scrivermi a larazavatteri@gmail.com.

28 ottobre 2002

OSSANA HA RITROVATO IL SUO CASTELLO

 

OSSANA- Secoli e secoli di storia racchiusa nelle pietre e nei muri erosi dal tempo, in quello che una volta era un castello che dalla roccia su cui è poggiato dominava il paese e la valle ed ora è solo un rudere. Sabato 26 ottobre il castello di San Michele di Ossana è stato “riconsegnato” alla sua gente, grazie ad un’iniziativa che ha visto i responsabili dei lavori che sono stati compiuti finora farsi guide per spiegare i vari passaggi alla popolazione, che si è ritrovata numerosa per questa visita. Il progetto prevede infatti, oltre che alcuni lavori alla struttura, un’operazione di scavi archeologici che ha dato buoni frutti fino ad oggi, portando alla luce reperti di vario genere. L’operazione è seguita dal servizio beni culturali della Provincia autonoma di Trento, per un costo complessivo di 134.400 euro, progettista è il dottor Enrico Cavada mentre come data prevista per l’ultimazione dei lavori è stato fissato il settembre 2003. Due le ditte assegnatarie, la “Lavori archeologici di Paul Blockley e C.” di Como e quella di Giovanni Bellosi di Varese. Ai visitatori è stata illustrata la conformazione della struttura in origine, la storia, ma soprattutto  l’attenzione dei presenti è stata rivolta verso l’esposizione dei reperti, in una sala della casa parrocchiale. Durante gli scavi sono stati ritrovati scorie di una fucina, risalenti al quindicesimo-diciassettesimo secolo, nonché munizioni per armi da fuoco in tonalite realizzate per difendersi, e fornelle di un’antica stufa del quindicesimo secolo e ancora, ceramiche, scodelle e un catino dipinti, serrature di porte e di antichi cassoni del sedicesimo secolo,  resti di pavimenti sempre di questo periodo, travi, travetti ed una campana del diciassettesimo secolo, ed infine ossa di animali, probabilmente allevati all’interno. In futuro, si scaverà per tracciare un quadro anche della chiesetta che una volta sorgeva entro le mura, di cui attualmente è visibile solo il perimetro che conserva tracce di affreschi ed è sicuramente più antica del mastio, mentre per quanto riguarda la conservazione della struttura si punterà principalmente sul consolidamento della cinta esterna, ad opera del professor Francesco Doglioni. Inoltre, si vorrebbero creare spazi per l’allestimento dei reperti, una sorta di museo di se stesso, ricostruendo anche percorsi ed ambienti com’erano in passato. Il castello di San Michele ha inoltre una particolarità: rispetto ad esempio a castel Caldes, ha sempre svolto un ruolo di residenza occasionale, più che di abitazione stabile (tranne nel periodo dei De Federicis). Tra i visitatori, c’è stato anche chi ha ipotizzato l’esistenza di una galleria sotterranea e di una miniera di arsenico nelle vicinanze, ipotesi che sono destinate a rimanere tali, legate più alla leggenda che ad un riscontro reale. Le prime notizie del castello risalgono al 1191, quando proprio qui fu stipulato un atto di vendita di alcuni possessi in val di Non, da parte del vescovo Corrado di Trento; intorno al 1412 il castello, fino ad allora gestito da vescovi, fu dato in feudo alla nobile famiglia dei De Federicis, oriunda della Valcamonica e passerà poi ad altre famiglie, fino a giungere, nel 1925, ai Taraboi di Ossana e, dal 1990, alla Provincia.




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