mercoledì 5 ottobre 2011

MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO E L’ANTICO BOSCO DI LARICE IN VAL COMASINE







Il Parco dello Stelvio è il protagonista della fiaba per bambini “Matteo e Ronja nel Parco nazionale dello Stelvio-settore trentino”. Si tratta di una fiaba per i più piccoli che vede come protagonisti, oltre al parco, Matteo, un bambino di sei anni e il folletto Ronja. Insieme esploreranno il parco e le sue bellezze in val di Rabbi e Peio, imparando i vari tipi di flora e fauna, ma anche l'importanza di rispettare l'ambiente. Per questo libro in particolare i disegni sono stati realizzati dal nipotino dell'autrice, Alessio, di 9 anni, che ha così illustrato la fiaba sia internamente sia sulla copertina.
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E uno degli articoli ispirati alla natura della val di Peio da me scritto:

COMASINE- Tutto è partito nel 1991 con un dottorato di ricerca della dottoressa Christa Backmeroff per l’Università del Galles che grazie allo studio dei larici di queste zone è riuscita a calcolare il clima degli ultimi mille anni. Nel settembre 2004, per valorizzare questo patrimonio ambientale, in val Comasine (Peio) è stato inaugurato un sentiero denominato “L’antico bosco di larice”, un bosco intero composto da 130 larici che raggiungono ed in alcuni casi superano i 600 anni d’età. Un’iniziativa che ha visto collaborare più realtà, dall’ecomuseo “Piccolo mondo alpino” attento al coinvolgimento della popolazione locale alla riscoperta della propria identità, all’ufficio distrettuale forestale di Malè che ha predisposto il percorso, con il sostegno finanziario del Comune e dell’Asuc (Amministrazione separata degli usi civici) di Comasine e della Provincia. Il sentiero, lungo 4,3 chilometri, si snoda con partenza e ritorno dalla località Camp a 2.120 metri d’altitudine (oppure dalla malga Vecia all’inizio della val Comasine, per chi ha percorso il sentiero Sat 126 partendo dal Belvedere) ed occupa 9 ettari di territorio dell’Asuc di Comasine. Ci s’inoltra poco alla volta in un mondo vecchio di secoli (i più “anziani” sono nati nel 1350 circa) con larici riconoscibili per dimensioni (sono più grandi) e di colore scuro, in un luogo in cui le glaciazioni hanno modellato la valle e formato un “ghiacciaio di pietra” con il miscuglio di ghiacci e detriti, con un lento innesco delle piante, licheni, mirtilli e solamente in seguito il bosco. Così è possibile imbattersi nel larice “Trampoliere”, dove il seme della pianta è germogliato più di cinque secoli fa sulla ceppaia di una pianta morta, che è in seguito marcita lasciando il vuoto tra le radici della pianta sovrastante, il “Grande” ed il “Vecchio” larice, oppure un albero morto tagliato anni fa a fini di studio, che all’epoca della scoperta dell’America nel 1492 era già centenario, o un altro che, nonostante i fulmini ed una carie profonda, ha resistito ed una parte della sua chioma continua tutt’oggi a germogliare. Il sentiero è corredato da pannelli illustrativi che permettono di approfondire la conoscenza di questi testimoni della storia ma che raccontano anche gli usi del luogo, come la realizzazione della “Carbonaia”, creata accatastando i tronchi, in modo da arrivare alla combustione del legno in assenza d’ossigeno e produrre il carbone.


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